Presentazione

Argentina

Dal 1950 a oggi, in Argentina

130 anni di vita ha la nostra Congregazione e da 60 anni le Suore Minime sono in Argentina. Voglio rendere omaggio a quanti sono parte di questa storia, far memoria riconoscente di questi 60 anni, di cui cinquanta marcati dalla vita della Chiesa del Concilio e dalla sfida della nuova evangelizzazione, nuova nell’ardore, nella espressione, nei metodi. Personalmente, sono parte di questa storia da 40 anni. Rivedo volti, ricordo persone, situazioni, luci e ombre; difficoltà, gioie, tempi e spazi condivisi nella ricerca del bene; arrivi e partenze. Divergenze e dialogo. Impegno generoso, attese, speranze, progetti, canti e lacrime, celebrazioni e feste. Soprattutto la fedeltà al ritmo quotidiano. Preghiera, azione e sacrificio gioioso per la vita di molti. Una lunga storia di amore e di fede, le cui prime protagoniste furono cinque suore Minime: Maria Grazia, Concetta, Eustella, Illuminata, Pascqualina, giunte a Buenos Aires -Argentina -nell’ottobre del 1950, con scarsi mezzi materiali, però ricche di fede, di umiltà e di fiducia nella Provvidenza, desiderose di spargere il seme del Vangelo, con la forza del Carisma di Francesco, educando bimbi e giovani, in fraterna e semplice collaborazione con le famiglie, le autorità ecclesiastiche e civili. Alle prime cinque, altre si sommarono più tardi, venute dall’Italia o sorte in Argentina, con lo stesso entusiasmo e desiderio di bene. Fu così possibile iniziare una comunità a Elortondo, provincia di Santa Fe; nel 72, a San Antonio Oeste, nell’83 a La Reja e nel 89 a Tucumán. Poi missioni periodiche dal nord al sud, al est e all’ovest: Vera, Ceres, Formosa, Salta, Maddalena, Santiago del Estero, Luján, Sarmiento… ospedali, carceri, villaggi sperduti, quartieri periferici. Che cammino abbiamo fatto in Argentina in 60 anni? Solo Dio lo sa! Sì, possiamo dire che il cuore batte forte quando sentiamo farsi realtà in noi, per Grazia, la affermazione del Concilio: “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Sperimentiamo la gioia di avere dato vita in Cristo a tanti bimbi, giovani, anziani, carcerati, malati. In questi anni, molte sorelle partirono alla Casa del Padre; altre tornarono in Italia, altre furono a Colombia. Attualmente siamo pochissime in Argentina: appena sette, impegnate a rispondere alle esigenze dei tempi: a Buenos Aires, nella scuola “Francesco Faà di Bruno” e in parrocchia; a Tucumán, fino a poco fa, nella comunità della Santa Croce e dal mese di maggio a servizio dei più poveri, vittime della droga, della emarginazione, della violenza; a San Antonio de Areco, il Progetto “Maná”, iniziato nel 2002, un tentativo di generare una struttura che permetta a molti optare per il Bene, realizzando suffragio anticipato per sé e per altri; e, nel cuore del Progetto “Maná”, una scuola che ha sette anni di vita e che porta il nome di “Francesco”, condotta da Laici che vivono il nostro carisma, in stretta comunione con la Congregazione. Per tutto questo diciamo: “Signore, ti ringraziamo; non abbandonare l’opera delle tue mani”. Suor Marilena

Alcune testimonianze

La nostra storia nel “Francesco”

Ci é stato chiesto una síntesi della storia di questa amata scuola. Per noi, che ne facciamo parte fin dall’infanzia, è inevitabile farlo a partire da una esperienza personale di vita. Da più di sessanta anni, ossia nel 1950, un piccolo gruppo di religiose: Concetta, Maria Grazia, Pascualina, Eustella, Illuminata giunsero dalla lontana Italia con la missione di vivere nel nostro paese, a loro sconosciuto, il carisma della Congregazione. Poco a poco, conoscendo scarsamente la nostra lingua e con un desiderio immenso di incarnarsi nella nostra realtà, si dedicarono in modo degno di ammirazione all’educazione, compito che, visto dalla nostra realtà attuale, non fu e non è facile. Cominciarono a convocare persone di diversa età, esperienze e attese, a condividere spazi e sentimenti, per portare insieme a buon porto l’opera iniziata, in una esperienza di condivisione mutua e ricca e ottenendo che proprio questo sia il nostro primo obiettivo educativo. Trasmisero di generazione in generazione, agli alunni e alle loro famiglie, la cultura dello sforzo condiviso e una nozione di appartenenza: “essere parte delle Minime”; divenne questo un modo affettuoso e breve di nominarle. Non fu facile, ma attraverso il rispetto delle opinioni proprie e altrui quel piccolo nucleo di religiose seppe costruire sentieri verso un obiettivo comune, stabilire vincoli con le famiglie, con i docenti e tra i docenti e guadagnarsi l’affetto degli alunni, che imparavano attraverso un linguaggio inedito, misto di italiano e spagnolo. Quelle relazioni si tradussero in opere e la primitiva scuola crebbe fino ad essere l’edificio che ora godiamo. Molti genitori e alunni hanno sacrificato giorni di riposo per collaborare nella costruzione dell’edificio e delle linee educative. Le suore avevano raggiunto un inserimento profondo nella comunità, che nel 1968 contava sulla prima promozione di Maestre Nazionali, di cui noi siamo parte. È un onore per noi che oggi le suore ci abbiano convocato a dirigere la scuola, continuando l’opera di quelle pioniere; come loro, cerchiamo di coinvolgere tutta la comunità educativa per influire nel quartiere, stabilendo relazioni con gli alunni e le loro famiglie, trasmettendo conoscenze utili a una vita migliore; possano constatare che è possibile pensare diversamente e vivere insieme nella stessa istituzione, arricchirsi con il bagaglio culturale di ciascuno. Possano questi nostri alunni ricordarci con l’affetto con cui noi oggi ricordiamo chi ci ha preceduto e indicato il cammino della nostra missione. Maria Isabel Regueira e Cristina Gomez Direttrici della scuola primaria di Buenos Aires

Cinquantaquattro anni fa

Un lunedì di marzo, cinquantaquattro anni fa, i miei genitori sceglievano per la mia educazione la scuola delle Suore Minime. I primi timori furono trasformandosi in sicurezza e allegria: anche se lontano da mamma e papá, in quella scuola, semplice e accogliente mi sentivo tranquilla e con voglia di crescere. Non ricordo bene quando cominciai a comprendere quanto importante era che quelle suore giunte in Argentina lavorassero insieme alle famiglie con umiltà, con tanto sacrificio ottenendo che la scuola crescesse anno dopo anno. Comprendevo il carisma delle suore e mi sentivo felice di poter partecipare alle diverse attività là dove la Vergine Maria era nostro modello e guida. Fu un sogno divenuto poi realtà sviluppare la mia vocazione a docente nello stesso luogo dove non solo mi avevano aiutato a conoscere ma mi avevano guidato a crescere come persona e come cristiana. Oggi è per me motivo di orgoglio, dopo cinquantaquattro anni, con tanti momenti di difficoltá e soddisfazioni, poter appartenere a questa comunità educativa che amo e che considero la mia seconda casa. Desidero con tutto il cuore che questo progetto iniziato sessant’anni fa continui e cresca sempre più. (Nélida Mangone Maestra di Primaria)

Testimoni di un Dio che ama

Ho cominciato ad approfondire il mio cammino di fede a dodici anni; Dio si è incaricato di prepararmi il cammino. Nella parrocchia dove andavo a Messa vedevo sempre un gruppetto di suore, alcune anziane e altre più giovani, però tutte dimostravano un profondo amore per il Signore. Io dovevo andare a liceo e i miei genitori mi portarono alla scuola del quartiere, dove andavano anche i miei vicini, la scuola stessa che vedevo dalla mia parrocchia. Fu grande l’emozione quando mi resi conto che in quella scuola c’erano le stesse suore che vedevo nella parrocchia. Era la scuola delle Suore Minime. Da quel momento iniziò una relazione di grande affetto, nella scuola, con le suore e con il personale docente che tutti i giorni sono al servizio dell’educazione. Nella scuola Francesco Faà di Bruno ho costruito un bel gruppo di amici, ho goduto ogni momento; imparando e facendo le birichinate proprie degli adolescenti. Passava il tempo e la mia fede maturava; condividevo cose nuove che mi aiutavano a conoscere meglio Gesù. Una delle suore più vicine a me, quando ho iniziato il liceo, è stata Sr. Andrea. Ricordo con tristezza la sua partenza per l’Italia e la gioia che ho provato al suo ritorno; come pure il dolore per la partenza alla casa del Padre di Sr. Maximiliana e Sr. Pasqualina, con le quali ho condiviso da piccolo momenti di dialogo in parrocchia. Non posso dimenticare la mia preside di liceo, Sr.Patrizia; quanti dolori di testa le ho causato! E lei, con pazienza, mi ha accompagnato…. Ho conosciuto Sr. Marina da novizia e sono testimonio del suo cammino fino alla prima professione dei voti E così con ognuna delle suore minime ho condiviso una parte importante della mia vita, non voglio dimenticare nessuna di loro: Sr. M.Patrizia, Sr. Silvina e Sr. M. Lujàn. Tutte sono state per me testimoni di un Dio che ci ama. Gli anni sono passati ed è arrivato il momento di finire il ciclo del liceo e lasciare il “Francesco”. È stato allora quando Sr. Marilena mi ha dato un voto di fiducia, credendo che potevo partecipare alla missione educativa che le Suore hanno iniziato 60 anni fa. Per questo, terminato il liceo, non me ne sono andato; sono rimasto nella scuola collaborando nella pastorale della scuola insieme alle Suore e a tanti laici al servizio della educazione dei giovani. Nel Francesco, al di sopra delle normali difficoltà, si vedono direttori impegnati, professori formati e assistenti vicini e attenti agli alunni, giovani alla ricerca di amare ed essere amati. Dopo sette anni che conosco le Suore, ho soltanto parole di ringraziamento. Grazie per credere nella educazione, grazie per farci vedere un Dio che ci ama. Che Maria, Nostra Signora del Suffragio, continui benedicendo le opere che il beato Francesco ha iniziato, e rinnovando lo Spirito di tutti quelli che siamo parte di questa gran famiglia delle Suore Minime. (Nicolás Jones – Promozione FFDB 2009)

Suffragio: un modo di amare in segreto

L’incontro con la Congregazione mi ha permesso di conoscere il carisma del Suffragio per coloro che muoiono, con tutto ciò che questo implica, ossia: la possibilità di dare un senso alle mie azioni quotidiane, una trascendenza, un significato che va oltre ciò che è temporale: ciò che faccio serve ad un altro, totalmente bisognoso di altri. Mi ha insegnato la grandezza della Misericordia di Dio che si manifesta nell’aiuto verso coloro che nulla possono da soli. Mi ha dato modo di esercitare la carità e la misericordia, in segreto, nel silenzio, nascosto agli occhi degli uomini, un modo che solo è possibile per la fede e che dipende totalmente da Dio e dalla sua volontà. Anche l’obbedienza al bene e alla volontà di Dio hanno un altro significato, giacché mi portano a dimenticarmi di me stesso, a superarmi e a condividere la vita in suffragio di altri, in forza del merito soddisfattorio delle opere.

È un modo di amare in segreto!

Carlos Romero (Charly) “Maná” – Scuola di San Antonio di Areco

Frasi del Beato

Per pregare bene, pregate di cuore e col cuore

 Francesco Faà di Bruno