Presentazione

Casa Madre

Lui, il Cavaliere Francesco Faà di Bruno, non lo sapeva, ma il 2 febbraio 1859, aveva fra le mani un seme piccolissimo, forse come quello evangelico di senape (sufficiente secondo Gesù a spostare un gelso nel mare) e con fiducia piena nella Provvidenza, ma inconsciamente, lo stava posando nei solchi di una storia semplice, umile come le persone che voleva fossero aiutate e protette. La casa di Via S. Donato 31, era piccola, anche povera, ma aveva un tetto per riparare chi si rivolgeva al nobile Fondatore. Erano serve, che arrivavano dalla campagna, le stesse che nell’avito castello di Bruno trovavano di che guadagnarsi il pane, tanto che i suoi famigliari non ritenevano dignitoso che proprio lui s’interessasse per chi valeva così poco.

Niente lo scoraggia e procede. Le giovani serve in attesa di lavoro, si formano professionalmente, ma soprattutto spiritualmente. Non oziano, danno una mano nelle tante faccende quotidiane della casa, nella lavanderia che Egli stesso fornisce di macchine lavatrici a vapore, un buono ed onesto mezzo per provvedere a coloro che Egli chiamava “figlie” fino alla collocazione in famiglie che davano sicurezza di onestà e di rispetto verso coloro che prestavano il proprio servizio in loro favore.

Legata alla lavanderia, nasce un’altra opera: la Classe delle Clarine, in cui ha raccolto giovani robuste e sane, che, guidate, erano in grado di dare un loro contributo nel lavoro manuale e che ne assicuravano la continuità, quando le serve lasciavano la casa, trovato il lavoro.

Ma da chi ammirava la solerzia di tale nobile figura, vengono altre sollecitazioni. Perché non fare qualcosa per le giovani che volevano dedicarsi alla scuola? Ecco allora un’altra Classe: le Allieve Maestre. E perché non dare supporto ad altre giovani che si sentivano chiamate ad essere punto di riferimento in una propria famiglia? E nasce la Classe delle Educande. Ogni Classe godeva di una protezione del Cielo, dipendeva da una Maestra, con un regolamento proprio, con una divisa che le distingueva l’una dall’altra.

All’orecchio del Cavaliere, che parlava correttamente più di tre lingue straniere, dev’essere giunta la notizia di qualche signora straniera che in città trovava difficoltà ad ambientarsi per la lingua ed Egli, accogliendone appena qualcuna, inizia l’opera del Pensionato per “donne di civile condizione”, assicurando però, in seguito, attenzione anche alle meno abbienti.

Se la famiglia aumentava, chi la guidava aveva a cuore ben di più di quanto poteva dare umanamente per la propria preparazione: era la formazione spirituale, morale e cristiana, che passa attraverso il Ministero ordinato ed Egli era laico, un fondatore laico!, una cosa eccezionale per il tempo. Ecco allora altra risposta ad una ulteriore necessità:

il Pensionato per Sacerdoti. Mentre essi trovavano dignitosa ospitalità, offrivano il proprio servizio, affinché la formazione delle persone risultasse davvero completa. E se le serve per caso cadevano ammalate, dove trovare un posto per curarsi? Dal Faà di Bruno che aveva pensato ad un’Infermeria per tali casi. Chi sa che cosa passava nel cuore di tale uomo, giovane ancora, dedito alla Scienza, all’insegnamento, alla Carità e a chi sa quali altre necessità temporali, se conosciutane un’altra, subito risponde con la nobiltà del cuore di cui era fornito. Attraverso la promozione delle serve che passavano nella sua casa, deve aver conosciuto casi particolarmente delicati: giovani messe sul lastrico dopo che qualche padrone aveva approfittato di loro, mettendole incinte. Non era possibile che Egli ne rimanesse indifferente. Ed allora nel 1877, quando da appena un anno era stato ordinato sacerdote, apre la “Pia Casa di Preservazione”, non in Casa Madre, ma in Via Consolata, 8. Egli voleva proteggere coloro che, tradite, avevano bisogno di sfuggire al disonore nel proprio paese d’origine, al rimprovero dei parenti, alle chiacchiere dei benpensanti ed essere accompagnate nell’accogliere la creatura con amore, in un posto sicuro, data la situazione di abbandono in cui erano finite. “Di cent’anni ha precorso i tempi”- qualcuno ha detto. La Carità precorre sempre se trova un cuore grande dove animare i nobili sentimenti deposti dal grande Padre del Cielo. E poiché la direzione di tali opere, spesso potevano subire disguidi, perché qualche Maestra se ne andava per un compenso maggiore, dopo un breve supporto dalle Suore del Cottolengo, pure esso fallito, un’esortazione da parte di chi lo stimava e ben lo conosceva, lo decide a fondare le sue Suore. Una gestazione lunga, perché Egli era un laico e se la prima giovane, Maria Ferrero, entrerà nel 1868 , dovrà attendere fino al 1881 per indossare con altre quattro, la divisa delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio. Soltanto dopo la morte del Fondatore, cioè nel 1891, le prime Minime potranno emettere i Voti religiosi. Saranno esse, animate dall’esempio e dalle virtù vedute e vissute nel loro Padre Fondatore, a curare le opere che Egli aveva iniziato.

Oggi, del piccolo seme, resistono alcuni rami che la pianta ancora porta: il tempo ha potato qualche opera che non risultava opportuna e “la Congregazione scaturita per divina ispirazione dalla mente e dal cuore di Francesco Faà di Bruno” (cfr. n° 1 – Cost. 1980) rimane a conduzione e sostegno del Pensionato “San Giuseppe”, che accoglie circa un centinaio di Signore autosufficienti e non, con annessi RA e RAF che assicurano cure e rimedi opportuni ad ogni necessità.

Della Classe delle Clarine, il cui nome ricorda la Patrona Santa Chiara, rimane un piccolo resto, non più addette ai lavori com’era stato agli inizi, ma seguite e curate quasi una restituzione di quanto la Classe a suo tempo ha dato.

Liceo Faà di Bruno, laboratorio scientificoGrande spazio occupa la Scuola Paritaria “Francesco Faà di Bruno” (Scuola dell’Infanzia, Elementare, Media e Liceo Scientifico), con una popolazione che anima cortili e corridoi nei vari momenti della giornata ed impegna uno stuolo di insegnanti per l’educazione e la formazione di allievi/e, piccoli e grandi. Casa Madre, poi è sempre disponibile con la sua Infermeria per le Minime che impedite per l’età o per la malattia, vi arrivano da altre comunità per essere curate e seguite fino all’incontro con il Signore Gesù. Certo! Quando le opere videro la luce, era presente il Fondatore e dev’essere stato una grande sicurezza avere lui a guida. Oggi Egli ci guarda da un’altra dimensione anche se la Fede ci dice che essendo in Dio, con Lui presente, ci è sempre vicino. Ma per noi che abbiamo sempre bisogno di vedere, di toccare, di sperimentare, abbiamo un luogo dove sa

Sr. Costanza SALBEGO

ppiamo che Egli c’è con ciò che rimane di Lui fino alla Risurrezione. Entrando nella Chiesa, un monumento ai Caduti di tutte le guerre, ma più alla sua pietà verso Dio e la Vergine Maria, a destra in una cappella, possiamo arrivare con i nostri problemi, con le richieste di aiuto, con il nostro affetto e con la nostra riconoscenza per quanto ci ha insegnato nel compiere il bene qui sulla terra ed arrivare fin oltre il tempo per il suffragio delle anime del Purgatorio. Che Dio ci aiuti, perché la storia possa continuare e la nostra Casa sia sempre “Madre” per quanti ogni giorno vi passano o vi restano! AMEN!

Frasi del Beato

Per pregare bene, pregate di cuore e col cuore

 Francesco Faà di Bruno